A casa di Angelina, l’osteria tra cucina e tradizione

Posta su una strada centrale che già vede altri locali e bar per continuare la serata dopo la cena, l’osteria Angelina di Trentola Ducenta, sempre molto affollata, è riuscita a coniugare la voglia di riscoprire le nostre radici culinarie a un luogo e un arredamento sotto il segno della modernità. Ci siamo stati dopo averla vista più volte ed esserci incuriositi, e dopo una prenotazione andata a vuoto perché come spesso accade il locale non aveva tavoli liberi.

L’attesa è ben valsa la pena: l’antipasto proposto dall’efficiente servizio di sala contiene di tutto: oltre ai frittini classici (polpettine, zeppoline e due crocchè), su una struttura che già ha il suo impatto visivo, figuravano fagioli in umido, parmigiana bianca e tradizionale, un pentolino di sugo per intingere pezzetti di pane e la bruschetta con i tipici friarielli locali. Ottimo il modo in cui il prosecco Pecorino, vegano a dispetto del nome, preparava il palato a ognuna delle cose presenti.

Parentesi a parte merita appunto il prosecco, di cui il Pecorino e il Passerina sono due esempi di produzione umbra: da tempo molte aziende vinicole stanno producendo prosecco in loco, fuori dall’asse Veneto-Friuli, in cui ha una storia più importante. Oltre alla produzione, attraverso uve autoctone o importate, si sta spingendo molto anche sulla pubblicità e distribuzione, tanto che non è raro trovare interi scaffali nei centri commerciali dove il prosecco e in particolare questi due sono esposti.

Una volta arrivati alla portata principale, sempre coadiuvati dal buon prosecco, abbiamo assaggiato una cotoletta dalla frittura ottima, saporita e molto asciutta, oltre a un piatto tipico aversano, lo scarpariello. Si tratta di un primo semplice ma, se fatto secondo tradizione, notevole, grazie solo a formaggio e peperoncino piccante in un sugo di pomodoro.

I dolci, la torta pan di stelle, e un digestivo, il meloncello (entrambi tutt’altro che rari tra casertano e napoletano) hanno portato a un conto onestissimo. Peccato non aver potuto assaggiare anche la carne su pietra lavica, ma contiamo di farlo appena possibile.

Paolo Merenda

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