Caldarroste

Caldarroste, l’autunno e la poesia di una ricetta

Quando ero piccola non mi piacevano così tanto le caldarroste. Ma credo che sia stato proprio in quel periodo che ho costruito un retroterra culturale che mi ha permesso di amarle immensamente.

Caldarroste

La domenica, in autunno, a casa mia c’era un rito fisso. La mamma prendeva le castagne, che aveva comprato al mercato settimanale il giorno prima, praticava un taglio sotto e le cuoceva con una padella bucata. Poi le sbucciava su un tovagliolo, perché la tovaglia non diventasse nera come le sue mani. Io prendevo una caldarrosta sbucciata e la tenevo stretta nelle mani, che erano sempre un po’ troppo fredde, per riscaldarmi. Non so perché non andassi pazza per le castagne, forse non mi sembravano un frutto troppo dolce, neppure quando diventavano caldarroste.

Per fortuna tutto cambia. E io, da schizzinosa che ero, mi sono aperta ad altri alimenti molto diversi. Tra questi le caldarroste, che per quanto mi riguarda sono diventate davvero un must dell’autunno. Tra l’altro è anche facile acquistarle, perché le prendo online. Leggendo vari articoli in rete, mi sembra che la mia passione sia condivisa da moltissime persone. La sera preparo un po’ di caldarroste, verso un po’ di vino rosso o preparo del tè nero e mi accomodo a guardare le mie serie preferite su Netflix.

Vi devo confessare però che non sempre uso la padella con i buchi, perché sono un po’ pigra. Quando sono sola, qualche volta preparo le caldarroste al microonde – sì, lo so, si può fare di meglio – oppure, se c’è qualche amico che mi è venuto a trovare, faccio le caldarroste al forno elettrico e vi assicuro che sono molto buone. Certo, l’ideale è fare due passi e beccare un caldarrostaio, ma chi mi schioda dal divano?

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