Mercatino del Gusto

Mercatino del Gusto 2018, un’occasione per imparare

Sono molti anni che ci rechiamo al Mercatino del Gusto, spesso come semplici fruitori. Vorrei però evidenziare una caratteristica importante di questa kermesse: la funzione istruttiva oltre quella ludica.

Mercatino del Gusto

Non è una novità che a noi di Piatti Tipici piace mangiare. Nel tempo, da quando abbiamo aperto questo blog, abbiamo sviluppato anche un certo spirito critico, anche se pensiamo di avere davvero tanto da imparare. Anche con il buon cibo – e con il buon beverage – non si finisce mai di imparare. Per questa ragione il Mercatino del Gusto rappresenta un’occasione importante. In questo estremo lembo d’Italia le occasioni per mangiare sono tante, ma quante sono le occasioni per uscirne arricchiti interiormente?

Venendo da tanti anni al Mercatino del Gusto, siamo sempre alla ricerca di qualche attività che non abbiamo svolto in precedenza. Per questo ci orientiamo spesso sugli show cooking, sulle conversazioni e non sulle abbuffate, ma soprattutto sui laboratori. Sono essi infatti la vera anima della kermesse, perché ci permettono di esplorare argomenti e connubi che altrimenti trascureremmo.

Ieri sera abbiamo per esempio partecipato al GustoLab con Pino De Luca – vorrei definirlo, ma qualunque definizione nel suo caso è riduttiva, esperto? guru? “personalità dei sapori”? – e ci siamo divertiti ed emozionati come mai prima d’ora. Perché è questo che il food & beverage fa: emozionare. De Luca è un perfetto padrone di casa – anche se la casa in questione è il Giardino di Rosaria, luogo che, a quanto leggo, l’imprenditore Maurizio Della Stella ha dedicato alla sua mamma – e tra una battuta e un approfondimento riesce a partire dai primi rudimenti della materia fino a dare agli intervenuti un’esperienza unica.

L’esperienza di ieri riguardava l’accostamento tra formaggi e birra. Ci sono state date due birre – una di Spinelli e una di Daniel’s – e tre tipi di formaggio – uno a pasta molle, condito con un filo leggerissimo di olio evo, un caprino e un caciocavallo. De Luca ha spiegato gli abbinamenti, ma abbiamo provato comunque entrambe le birre con tutti e tre i formaggi, scoprendo che… aveva ragione. Alla fine ci abbiamo anche parlato un po’ vis-a-vis, cercando di capire insieme un mio dilemma: perché nel Salento la diffusione di queste favolose birre artigianali non è ancora a tappeto. Anche qui ci sono da anni birrifici e microbirrifici che realizzano degli ottimi prodotti, ma non sempre, neppure in tutti ristoranti di fascia alta, li troveremo. Quello che ci siamo detti non lo scrivo, sia per una questione deontologica sia per lasciare a voi la riflessione: quali saranno le ragioni del fenomeno?

Restando nell’argomento birre, ieri mi sono dedicata a una delle mie grandi passioni, a uno dei miei punti fermi dell’universo: la birra Gruit. Ogni anno, al Mercatino del Gusto, vado a comprarne delle bottiglie che centellino nel corso dell’anno. Finora ho preso 3 chiare, ma prima della fine della kermesse farò un’altra incursione di cinque minuti per prenderne altre 3: la blanche, quella alla canapa (anche se sono indecisa con la weiss) e quella allo zenzero. Che è una novità, l’ho assaggiata ieri e molto apprezzata.

Il Mercatino del Gusto ci sarà ancora stasera e domani sera nel centro storico di Maglie. Una delle attività che vi consigliamo è su via Francesca Capece: Il Fornello – Hostaria di Puglia. Quest’azienda proviene da Noci e ha organizzato una vera e propria osteria di una volta. Ci si accomoda su un lungo bancone – condividendo il fianco quindi con potenziali sconosciuti – e si consuma un menu in cui l’azienda ha coniugato le proprie carni alle bontà di un dessert che ora vi diremo, e all’antipasto e contorno di Alessandra Ferramosca.

Si consuma infatti un bruschettone con pomodori in agrodolce con burrata della Murgia e capocollo di Martina Franca. Poi c’è il piatto di carne, che comprende 6 pezzi tra zampina, bombette e turcineddhri (cioè involtini di interiora di agnello). La carne è accompagnata da cipolle di Acquaviva al vino rosso, patate novelle con la buccia e un’insalata di rucola e meloncelle (che qui vengono chiamate pupaneddhre). Completano il quadro una tetta della monaca, un dolce simile alla bocca di dama, ma senza glassa e con la crema chantilly e i vini di cantine Menhir.

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